Uno studio rivela comportamento razionale nel gioco online

Uno studio rivela comportamento razionale nel gioco online

Scritto il 30/04/09 - da Giacomo Gaggiotti Notizie

Interessanti risultati sono emersi da uno studio della Divisione sulla dipendenza del Cambridge Health Alliance, una istituzione affiliata alla Scuola di Medicina di Harvard, e con una lunga consolidata partnership con Bwin Poker.

La Cambridge Healt Alliance, in collaborazione con Bwin Poker, ha realizzato uno studio sulle abitudini degli amanti del Texas Hold'em virtuale. Il comportamento di 3445 giocatori di poker online è stato analizzato in un arco temporale di 2 anni.

Fra le persone esaminate circa il 95% sono uomini con un'età media di 27,9 anni. Il tipico giocatore di poker partecipa ad una sessione di gioco online ogni 3 giorni e pratica tale hobby mediamente da sei mesi e mezzo. Il totale dei soldi scommessi è di 13 euro a sessione e il costo finale per il giocatore è mediamente 1.8 euro ogni volta che giocano.

 Un cluster più piccolo (circa il 5% del totale) di giocatori esperti, che gioca mediamente 10 volte a settimana e da un tempo di circa 18 mesi, ha un costo medio per sessione sensibilmente più basso, e questa è una prova che il poker è effettivamente un gioco di abilità più che di fortuna.

Comparando poi i dati della ricerca con analoghi dati sui giocatori che frequentano normali casinò, si è visto che non ci sono sostanziali differenze fra il gioco online e quello "live". Ma il risultato più importante e interessante dello studio è che "la stragrande maggioranza dei giocatori online pratica questa attività con moderazione regolando il volume di gioco alle vincite o perdite realizzate" come afferma il professor Howard Shaffer.

Il prossimo passo sarà quello di creare un sistema per tracciare automaticamente il comportamento dei giocatori, al fine di evidenziare condotte di gioco irresponsabili e prendere provvedimenti adeguati per tempo.

Questo studio potrà essere poi esteso dal poker a tutti i giochi disponibili sui casinò online, rendendo ancora più efficaci le misure adottate da questi ultimi per il gioco responsabile, misure la cui attuale efficacia è stata messa in evidenza proprio da questo studio.

Sfatato il tabù del giocatore di poker gambler compulsivo

Non è vero, dunque, che chi gioca a poker rischia di sviluppare la cosiddetta ludopatia, cioè la sindrome da gioco d'azzardo compulsivo, come chi gioca alle classiche macchinette o ad altri giochi da casinò. Probabilmente è proprio perché nel poker esiste il fattore dell'abilità a farne un gioco a basso tasso di rischio.

Chi vuole davvero vincere a poker, infatti, non si può limitare ad acquistare chip e giocare a caso: deve studiare, migliorare, fare pratica. Deve dunque investire delle energie fisiche e mentali in aspetti che nulla hanno a che vedere con il gioco d'azzardo, e che con ogni probabilità contribuiscono a tenere la mente lontana dalla compulsione.