L’angolo del lettore: i grandi libri sul poker

L’angolo del lettore: i grandi libri sul poker

Scritto il 03/03/14 - da Morganti, Ana Notizie

Va bene la fortuna in una mano e magari la cattiva sorte nella mano successiva ma quando si parla di poker si deve considerare molto, molto altro.

Per dirla con Puggy Pearson, campione del mondo nel 1973:

«Il poker richiede molte capacità: senso delle carte, introspezione psicologica, buona memoria, controllo dell'aggressività, sufficienti conoscenze matematiche per calcolare le probabilità e ciò che nel poker viene definito un "sedere di cuoio", cioè la pazienza».

Vediamo allora di seguito alcuni dei libri che hanno cambiato un po’ la vita - e affinato le capacità fondamentali citate da Pearson – dei pokeristi, dai player professionisti ai giocatori amatoriali, fino ai semplici appassionati e ai curiosi.

The Theory of Poker

The Theory of Poker” è, dai più, considerato il libro più importante mai scritto sul poker. L’autore è David Sklansky, top player statunitense che in carriera ha conquistato 3 braccialetti delle WSOP e 25 piazzamenti a premi. Tutte vittorie, le sue, portate a casa applicando al tavolo verde i concetti statistici e le strategie matematiche da lui stesso elaborate in questo e negli altri 12 suoi libri. Ecco di seguito il suo Teorema fondamentale del Poker: “Ogni volta che giochi una mano diversamente da come l’avresti giocata vedendo le carte dei tuoi avversari, tu perdi e loro vincono, mentre ogni volta che giochi la tua mano nello stesso modo in cui avresti fatto vedendo le carte dei tuoi avversari, loro perdono”.

Dunque la vittoria è sempre frutto di grande lucidità e di controllo di sé: da una parte bisogna sempre giocare, e di conseguenza rischiare, come se si conoscessero le carte dell’avversario; dall’altra, cercare di bluffare e confondere l’altro sulle carte che si hanno in mano.

Big Deal

Lo stesso concetto è ribadito da Anthony Holden, scrittore e giocatore, nel suo “Big Deal”: «…che gli piaccia o no, il carattere di un uomo è messo a nudo a un tavolo di poker; se gli altri giocatori lo leggono meglio di quanto faccia lui, deve incolpare solo se stesso. Fino a che non sarà capace e pronto a vedersi come lo vedono gli altri, con i suoi difetti e tutto il resto, sarà un perdente alle carte, e nella vita».

Altre letture

Dunque quello che serve per essere bravi giocatori ai tavoli verdi è un mix di psicologia e matematica: libri come “Poker Mindset” di Hilger e Taylor, “The Mental game of Poker” di Tendler, “Ogni mano rivelata” di Hansen e “Cyber Poker” del fisico e giocatore italiano Diego Rossi approfondiscono questi concetti e sottolineano quanto siano indispensabili per essere “i più forti, tra i grandi”.

Di libri potremmo citarne a centinaia, approfittando di una letteratura importante e ampia come quella di cui i pokeristi possono godere, grazie a tutti coloro che hanno riempito pagine a pagine sull’argomento: i grandissimi campioni diventati grandi scrittori, e gli scrittori, giornalisti e matematici appassionati di poker che hanno scritto pagine mirabili.

Giocare milioni di mani, ma anche studiare tanto: questo dovrebbe fare un pokerista per diventare un campione. Perché come ci ha detto Stu Ungar, tra i più grandi pokeristi di tutti i tempi: « È un lavoro duro giocare a poker. Non permettete a nessuno di dirvi il contrario».