Gioco Ergo Sum 2: Capire il Gioco in Italia

Gioco Ergo Sum 2: Capire il Gioco in Italia

Scritto il 14/02/12 - da Giacomo Gaggiotti Notizie

Si fa un gran parlare di gioco che cresce, di numeri in aumento, di settore che non conosce crisi. Ma quali sono questi numeri?

Ma soprattutto, quando questi numeri acquistano potere? Lo fanno nel momento se e quando vengono paragonati con il passato.

Ecco così che  il Censis tira le somme con l’Abstract della Ricerca : “Gioco ergo Sum”.  Titolo dal sapore di provocazione, ma che fa riflettere.

E il pensiero non  resta fermo a cavallo tra ieri e oggi ma guarda anche al domani e sarà lì che arriveranno numeri e percentuali: a sbirciare su cosa succederà, o dovrebbe succedere.

Sette anni di crescita, sette anni di cambiamenti. È questa la fetta di tempo su cui si ferma la lente di ingrandimento.

Dal 2004 al 2011 e un crescendo esponenziale sotto ogni punti di vista:

  • È vero, c’è chi si “rovina” con il gioco. Ma c’è anche chi, la propria vita, l’ha cambiata davvero. Perché i soldi che tornano nelle tasche dei giocatori sono più della metà: nel 2010 si restituisca agli scommettitori il 54, 5 per cento. E l’anno scorso nei portafogli degli italiani è ritornato il 77 per cento dei soldi messi sul piatto.  E che dire della nuova frontiera del pay-out? Grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi giochi on line le vincite oscillano tra il 90 e il 97 per cento.
  • Nel biennio 2010 – 2011la raccolta è aumentata del 25,7 per cento, passando da 60,9 miliardi a 76, 6 miliardi di euro. Quindi, mixando il primo e il secondo dato otteniamo che, a fronte dei 76,6 miliardi raccolti, 58,9 sono tornati ai giocatori sotto forma di vincite.

Per la ricerca è stato selezionato un campione di 2800 imprese del settore aderenti a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici così distribuite:

  • al Nord 1.173 (691 nel Nord-Ovest, 482 nel Nord-Est);
  • al Centro 718;
  • al Sud 888 (di cui 209 nelle Isole).

Le aziende pertanto sono omogeneamente distribuite a livello geografico: 42% al Nord, 26% al Centro, 32% al Sud. Che hanno registrato complessivamente ricavi lordi pari a circa il 10,9 per cento della raccolta totale, dove  il pay-out pesa per il 77 per cento, la tassazione per il 12,1 per cento).

Questa quota è a sua volta così ripartita: il 7,8 per cento viene destinato alla remunerazione della rete (agenzie, ricevitorie, gestori slot, etc.) e il restante 3,1 per cento alle società concessionarie.

Ma a crescere è anche l’offerta. È un mercato che si adegua, che migliora che progredisce e si allinea alle nuove tendenze. E quindi costa. Gli investimenti pesano e sono l’altra faccia della medaglia. Quella faccia che genera indotto, posti di lavoro.

La faccia buona, con i tratti somatici che finiscono nella colonnina dei “Pro”, degli aspetti a favore del gioco. Per esempio circa il 50 per cento del fatturato è destinato all’acquisto di servizi e oltre 800 milioni rappresentano i costi del personale.

Ecco quindi un nodo importante di questo mondo: chi ci lavora. Il numero di persone occupate nel settore ha superato le 20 mila unità nel 2010, con una crescita costante nel tempo (erano poco meno di 6 mila nel 2004 e 15 mila circa nel 2008).

Viaggio nel tempo. Cosa accadrà?

- Nel breve periodo. La raccolta di giocate crescerà nell’ordine del 17-18 per cento per il 2012 e dell’11-12 per cento per il 2013, grazie soprattutto ai comparti delle slot machines e dei giochi skill a distanza. Le tecnologie saranno sempre più sviluppate anche a fronte di un’evoluzione nell’offerta dei prodotti, che richiederà allo stesso tempo un impegno maggiore nei controlli da parte dello Stato e dei concessionari.

- Nel lungo periodo. Bisognerà fare i conti con la costituzione di una nuova Agenzia e con il Testo Unico sui giochi. Sarà un mercato fortemente concorrente e gli avversari non saranno solo quelli dello stesso territorio ma anche internazionali. E in tutto questo ci sarà una grande battaglia all’illegalità, il contrasto alle infiltrazioni criminali sarà ferreo: attuazione delle disposizioni normative vigenti, comunicazione, formazione fino al presidio del territorio.

Ecco cosa succederà. O cosa dovrebbe succedere. Il condizionale è d’obbligo, perché è pur sempre una questione di probabilità.