Il gioco compulsivo nei casino online

Il gioco compulsivo nei casino online

Scritto il 09/11/11 - da Morganti, Ana Notizie

Il problema della dipendenza dal gioco d’azzardo ovviamente riguarda anche i casino online. Con le dovute differenze rispetto al gioco live.

Spesso i media, quando si occupano dei casinò, finiscono per parlare della dipendenza dal gioco d’azzardo, raccontando storie di gente che ha perso tutto alla roulette, o che si è letteralmente mangiata lo stipendio alla slot machine.

Ancora si sente poco parlare degli aspetti legati alla ludopatia nei casino online, ma probabilmente è solo questione di tempo, dato che i casino online legali in Italia sono una realtà solo dal 18 luglio.

Già, perché la dipendenza dal gioco d’azzardo, purtroppo, non fa differenze tra gioco live e gioco online. Anche se occorre fare le dovute differenze.

La prima, la più grande, è che giocando nei casino online esistono dei limiti di puntata, per ciascuna sessione, che non possono in ogni caso essere superati.

Probabilmente non è il più efficace dei deterrenti, ma giocando in un casinò terrestre, o alle videoslot di qualsiasi bar, nessuno ci impedisce di perdere senza fatica tutto quello che abbiamo intenzione di giocare.

Un’altra differenza importante riguarda la campagna sul gioco responsabile, promulgata dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di stato, a cui i casino online danno il giusto peso e la giusta importanza.

Questa campagna permette a tutti i giocatori in difficoltà di trovare immediatamente conforto e aiuto, attraverso un contatto telefonico. Nei casino terrestri tutto questo non succede.

Il punto, però, non vuole essere l’esaltazione del gioco nei casino online a discapito di quello nei casinò terrestri. Il punto è che il problema del gioco compulsivo tocca tanto il gioco virtuale quanto quello live.

A questo proposito è intervenuto Francesco Tolotti, vice presidente della fondazione Unigioco, durante la conferenza sul gioco come possibilità di sviluppo per l’Italia.

Tolotti non si è nascosto dietro a un dito, dichiarando come il problema del gioco compulsivo sia molto grave e debba essere affrontato.

Con i giusti mezzi, però. Proibire non serve a nulla, serve invece comprendere le dinamiche che stanno alla base dei problemi legati alla ludopatia, oltre allo sviluppo di conoscenze specifiche che siano in grado di controbattere questo fenomeno.

Sì al controllo, no al proibizionismo

Perché, in fondo, giocare è bello, purché non si esageri. Il gioco fa parte della cultura dell'uomo sin dalla notte dei tempi: è diventato un'esigenza, una valvola di sfogo, anche un modo per comunicare e socializzare, oltre che per divertirsi. Tutto sta nel cercare un equilibrio che permetta di tenere sotto controllo comportamenti eventualmente anomali, pur senza chiudere del tutto il mercato del gambling.

Da questo punto di vista, il lavoro dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato sembra andare nella giusta direzione. Probabilmente servirebbe un intervento più deciso anche da parte degli organi di governo, che però purtroppo si occupano del gioco solo quando c'è da battere cassa.