Erario: il Casino Online Continua a Crescere

Erario: il Casino Online Continua a Crescere

Scritto il 11/01/12 - da Giacomo Gaggiotti Notizie

Con percentuali di crescita senza paragoni, il mondo del gioco online continua ad aiutare il fisco. Anche se certe pubblicità potrebbero svegliare l'Europa...

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E forse anche un po’sul gioco d’azzardo, visto che le casse dello Stato si riempiono con i proventi dei questo settore che rappresentano il 5 per cento sul totale delle imposte dirette.

Il dato è impressionante, un segno positivo verso l’alto che straccia i dati, sempre positivi, degli anni passati: perché mai come nel 2011 i forzieri del Governo italiano hanno visto entrare così tanti milioni di euro.

La spesa sul gioco cresce più della benzina

ErarioCirca 7 mila milioni di euro, il dato, addirittura parziale (solo i primi 9 mesi su 12 dell’anno appena trascorso), è di esattamente 6,652 milioni di euro. Che si è tradotto in un positivo del 252,6 per cento rispetto a un anno prima.

Il manifesto del boom è dato dal mese di settembre.: se nel  2011 il mese di fine estate ha fatto registrare entrate nelle casse dell’Erario per 1.288 milioni di Euro, gli stessi trenta giorni del 2010 avevano visto il settore generare entrate per “soli” 38 milioni.

Con lo Stato italiano a compiacersi della crescita, visto che il movimento del 2011 è riuscito a far lievitare gli introiti del gioco del 49,1 per cento.

Cifre alla mano, dunque, non si può non notare come quello dei giochi sia uno dei pochi settori in attivo. Basti pensare che l’IRPEF a meno 7,2 per cento, e l’imposta sulla benzina 10,9%. E se anche si prendono in considerazione quelle con il segno “+”come  metano ( +13,9%), o tabacchi (+2,2%), si parla di ben altre cifre.

L’unico Vincitore? Lo Stato

Le cifre da capogiro generate dal settore hanno però posto i Governi in una vera e propria terra di mezzo tra casse piene ma dati preoccupanti su dipendenza, criminalità e gioco illegale, e questo soprattutto perché l’industria del gioco ha dato vita a numerosi circuiti paralleli che il gioco legale non riesce a contrastare.

Quel che più finisce sotto accusa, poi, è la campagna promozionale del gioco, compiuta con un’invasione di slogan marchiati AAMS che ha ostinatamente preteso di ignorare i rischi che il gioco fa correre alle fasce più deboli della società a rischio debiti ed usura.

Ma allora cosa succede? Se lo Stato, sotto l’egida del contrasto alla criminalità, mira in realtà a rimpinguare le proprie casse - magari avallando forme pubblicitarie che inducano i consumatori a giocare sempre di più - è ancora possibile ritenere giustificata la limitazione della concorrenza derivante dall’istituzione di un monopolio come quello italiano sul gioco?

Se lo sapesse l’UE…

Secondo la Corte di Giustizia, no. I monopoli nazionali in materia di gioco d’azzardo sono compatibili con il diritto comunitario a patto che perseguano in maniera coerente finalità di interesse generale legate alla tutela dei consumatori.

Se il monopolio diventa lo strumento per fare cassa, allora nessuna deroga è ammessae il monopolio non può impedire la libera prestazione di servizi da parte di un‘impresa stabilita in un altro Stato membro.

Sempre secondo la Corte, spetta al Giudice nazionale stabilire quale sia in realtà il fine perseguito dal Governo mediante l’istituzione del monopolio, anche attraverso l’analisi dei risultati in concreto raggiunti a seguito della restrizione della concorrenza.

Insomma, alla fine lo Stato, pardon, il banco, vince sempre.

Articolo di: L.C.