Casinò, negli USA oltre uno stato su due è in perdita

Casinò, negli USA oltre uno stato su due è in perdita

Scritto il 10/12/13 - da Esposito, Francesco Notizie

Il settore fa segnare un moderato aumento, ma è la classica coperta troppo corta: migliorano in pochi, peggiorano in tanti.

Mancano ancora i dati di novembre e dicembre, ma nei primi dieci mesi dell'anno, i casinò americani hanno creato un volume d'affari di 31,5 miliardi di dollari, il 4% in più rispetto al 2012.

Buon segno? Non proprio. O almeno, non completamente: dei 23 stati in cui il gambling è legale, 13 hanno perso terreno rispetto all'anno scorso.

Inoltre, otto dei dieci stati che hanno riportato delle cifre in aumento nel 2013, hanno espanso il proprio mercato del gaming negli ultimi 18 mesi. Che significa tutto ciò? Significa che hanno strappato una fetta della torta agli stati confinanti.

Per esempio, i 30 casinò del Mississippi hanno perso il 22% dal 2007: gran parte del declino si deve alla competizione portata dall'Arkansas, le cui cifre sono cresciute esponenzialmente proprio nello stesso periodo.

Il volume d'affari dei dodici casinò di Atlantic City è un altro esempio lampante di un mercato in declino: dai 5,2 miliardi di dollari del 2006, le cifre sono precipitate ai soli 3 miliardi di dollari nell'anno scorso. Motivo principale? Pennsylvania e Delaware, stati confinanti, hanno deciso di aprire le porte al gioco d'azzardo terrestre.

Inoltre, questo processo di "cannibalizzazione" sta avvenendo persino all'interno dei mercati regionali, come ha spiegato il COO della Penn National, Timothy Wilmot, riferendosi al regime di 'sconti' proposto dall'Horseshoe Cincinnati (Ohio) della Caesars Entertainment:

"Da 30 anni faccio questo lavoro, e non avevo mai visto una nuova proprietà aprire facendo immediatamente sconti sui loro prodotti, i loro nuovi prodotti, a livelli così bassi, solo per effettuare test con i clienti, a scapito della redditività".

Persino Las Vegas non è immune da tutto ciò: anche se i numeri dei visitatori sono tornati più o meno a quelli del periodo precedente alla recessione, i turisti non giocano più tanto quanto facevano prima, visto che in molti - ormai - possono soddisfare il loro bisogno di gambling senza più viaggiare fin nel Nevada.

Per questo motivo, i casinò si sono accorti della sempre maggiore importanza di offrire nuove forme di intrattenimento ai visitatori, come ha spiegato Stephen Brown, direttore del Center of Business Economic Research dell'Università di Las Vegas:

"Una proprietà non può competere, ormai, se non punta sullo shopping. I prodotti di lusso sono ormai il propellente della crescita a Las Vegas".

Intanto Macao vola

Se negli Stati Uniti il mercato del gioco terrestre langue, dall'altra parte del mondo i casinò di Macao continuano a battere record su record. Merito sicuramente degli high roller cinesi, ma anche di un'offerta che, riprendendo le parole di Brown, è orientata anche verso chi non visita l'ex colonia portoghese esclusivamente per i giochi da casinò.