Casinò di Venezia, in un anno 500 ospiti VIP

Casinò di Venezia, in un anno 500 ospiti VIP

Scritto il 30/06/14 - da Morganti, Ana Notizie

Sarebbe questo il numero di clienti 'ospitati' dalla sala da gioco, prevalentemente appassionati di chemin de fer. Tra loro, si è scoperto, anche qualche casalese…

La pratica di offrire alloggio - e magari anche parte del vitto - ad alcuni giocatori particolarmente spendaccioni è diffusa nei casinò di tutto il mondo. Ma quando nell'elenco di questi high roller figurano personalità legate alla malavita, chiaramente, la cosa fa notizia. Ed è proprio quel che è successo al Casinò di Venezia.

Ci sono anche i Casalesi

Chiariamo subito una cosa: la sala da gioco veneta non ha nulla a che fare con la vicenda, dato che non poteva sapere - prima delle indagini della Guardia di Finanza - che alcuni clienti VIP sarebbero stati arrestati proprio con l'accusa (ancora da verificare, in realtà) di essere affiliati al famoso clan camorristico.

Sarebbero circa 500 (ma 300, secondo i sindacati) i clienti ai quali il Casinò di Venezia offre ospitalità, sia perché si tratta di giocatori che amano investire grosse cifre allo chemin de fer (un gioco di punta nel casinò lagunare) ma anche perché molti di loro sono persone che portano letteralmente clienti.

Ma il gioco vale davvero la candela? Secondo Giampiero Antonini, del sindacato Usb, la risposta è negativa. Antonini ritiene che in totale questi clienti VIP spendano ogni anno circa 1,3 milioni di euro, ma che costino - tra hotel convenzionati, premi bonus, cene nei ristoranti più lussuosi - oltre 1 milione.

500 ospiti vip di casino di veneziaTornando alla vicenda degli affiliati al clan dei casalesi, ospiti del Casinò di Venezia, tra loro ci sarebbe anche l'imprenditore casertano Alfonso Di Tella, da trent'anni residente in Abruzzo. Non menzioniamo la sua residenza per puro caso: è proprio indagando sulla ricostruzione dell'Aquila - come ricorderete devastata dal terremoto nel 2009 - che la Guardia di Finanza è risalita al suo nome.

Sembra infatti che Di Tella fosse la testa di ponte dei casalesi proprio all'Aquila, dove agli operai impegnati nella ricostruzione veniva chiesto il pizzo. Una vicenda tanto triste quanto crudele, scoprire che agli operai veniva richiesta la metà dello stipendio, una parte del Trattamento di Fine Rapporto e i versamenti destinati alla cassa edile.

Chiaramente, lo ribadiamo, il Casinò di Venezia è totalmente estraneo alla faccenda. Ma di certo non aveva bisogno di un altro cruccio a cui pensare, dopo lo scandalo-Mose che ha portato alle dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni e al conseguente blocco dell'iter di privatizzazione della sala da gioco.