Macao il paradiso del gioco: viaggio nel fenomeno dei casino

Macao il paradiso del gioco: viaggio nel fenomeno dei casino

Scritto il 13/01/12 - da Giacomo Gaggiotti Notizie

L'ex colonia portoghese, numeri alla mano, si sta mangiando Las Vegas. Come è potuto succedere?

Pensi al gioco d’azzardo e nella mente i luoghi comuni fanno materializzare Las Vegas, con tutte le sue luci, le sue case da gioco, il lusso e il divertimento.

Certo in cinque anni non si può cambiare uno stereotipo, ma è dal 2007 che Las Vegas non è più la capitale del gioco d’azzardo.

Perchè, anche se molti ancora non si sono accorti della cosa, l’ombelico dei tavoli verdi e delle slot machines del 2012 non è più negli Stati uniti: è Macao.

Storia di un sorpasso annunciato

Il primo sorpasso avvenne nel 2007: con 10 miliardi di dollari di introiti Macao arrivò davanti a Las Vegas. Da quel momento la leadership non è stata più messa in discussione e l’incremento è stato sempre maggiore:

  • 13,5 miliardi nel 2008,
  • 15 miliardi nel 2009
  • 23 miliardi nel 2010.
  • E nel 2011 è stato abbattuto il muro dei 30 con 33 miliardi di euro.

Non sembra così utopica la previsione fatta già nel 2007, anno della consacrazione, quando si pensava che la marcia di Macao sarebbe arrivata a 45 miliardi di euro nel 2015.

Ma non sono solo numeri, sono segnali di un mercato che cambia, di un’economia che si sposta da Occidente a Oriente.

L’imbarazzo di Las Vegas, cinque volte indietro rispetto all’ex colonia portoghese, è la materializzazione di una sorta di “effetto spugna” in cui l’Oriente ha assorbito pregi (difetti?), punti di forza e spirito imprenditoriale dell’Occidente, riuscendo poi a farlo fruttare ancora di più.

Macao ha basato le proprie fortune proprio sugli investimenti di quell'Occidente che ora si sente defraudato. Giganti di Vegas come Sands Corporation e Wynn Resorts hanno infatti creato repliche degli hotel-casinò-luna park proprio nell'ex colonia portoghese, cercando di cavalcarne il boom.

Ed ecco quindi la corsa al mattone, ennesima analogia con l'economia della Cina continentale - per progetti faraonici che coinvolgono il miliardario Stanley Ho, proprietario di otto casinò tra cui il Lisboa, clonato nel Grand Lisboa l'anno scorso.

Macao vs. Las Vegas: Mai state così differenti

È la prima volta, tuttavia, che Macao vince la sfida con Las Vegas con uno scarto tanto elevato.

Nel 2010 i suoi tavoli da gioco hanno generato ricavi per 23 miliardi di dollari, quanto il Pil dell’Estonia.

I ricavi di Las Vegas, invece, si sono fermati a 6 miliardi di dollari. Macao si fa forte del fatto di essere l’unica città cinese dove il gioco sia legale (forse già questa una scelta politica ed economica, “Concentriamo tutto il gioco, i giocatori e ciò che ruota attorno ai casino in un unico punto”), e il dato si traduce in 33 casinò in 18 chilometri quadrati (con oltre 5 mila tavoli da gioco e 15 mila slot machines).

E anche il volume degli affari è stato baciato dal turismo: nel 2000 sbarcavano a Macao circa 9 milioni di turisti, oggi sono circa 25 milioni. Tutti quanti vengono accolti dalle belle hostess dei casino che fin da subito li invitano nelle loro sale da gioco e li invogliano con buoni di benvenuto e gettoni omaggio.

Ma i bilanci sono positivi non solo per i proprietari miliardari, ma per tutta la società:

  • tasso di disoccupazione inferiore al tre per cento
  • 550 mila abitanti, sono aumentati di un quarto dalla fine del dominio portoghese (1999)
  • salari raddoppiati negli ultimi 10 annifino a 9 mila patacas (circa 870 euro).

E visto che la vita e i guadagni si basano sul casino a Macao c’è addirittura una scuola di gioco d’azzardo.

Sembra una scuola come le altre, ma tra i banchi si impara a giocare e a scommettere: dalle puntate alle quote, dagli apparecchi di videosorveglianza fino alle negoziazioni.

Per sbancarlo, il casinò, o per trovare un impiego fisso, perché allo stato attuale non sembra ci possa essere crisi.

Anche se all’orizzonte Singapore pare si stia attrezzando per spezzare questo monopolio …

Articolo di:L.C.