Beppe Grillo e la crociata contro il gioco d'azzardo

Beppe Grillo e la crociata contro il gioco d'azzardo

Scritto il 29/05/14 - da Morganti, Ana Notizie

L'ormai ex comico, oggi leader del Movimento 5 Stelle, vorrebbe aumentare la pressione fiscale sul settore dei giochi, sia terrestri che soprattutto online.

Chissà se quella sua apparizione a Porta a Porta, a sei giorni dalle Elezioni Europee 2014, non gli abbia fatto più male che bene. Parliamo di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle ed ex comico, tornato in Rai lo scorso lunedì 19 giugno dopo oltre 20 anni di assenza, per una lunga intervista condotta da Bruno Vespa.

Nel corso della trasmissione, si è parlato anche del settore dei giochi d'azzardo. Vespa, infatti, ha chiesto a Beppe Grillo come intendesse raccogliere i 19 miliardi necessari a finanziare il suo progetto di reddito di cittadinanza, cioè di una sorta di 'stipendio' garantito a tutti gli italiani, anche se disoccupati, di 1.000 euro.

Un po' di sforbiciate

Grillo ha citato alcuni tagli, come ad esempio la cancellazione del rimborso ai partiti e dei finanziamenti all'editoria, oltre all'abbattimento delle spese militari; inoltre, l'ex comico genovese ha risposto che intende recuperare 4 miliardi di euro di IVA evasa e, appunto, aumentare la tassazione sul settore del gioco d'azzardo in Italia.

Il Beppe Nazionale ha parlato di un mercato da 90 miliardi di euro, che per prima cosa in realtà sono 87. Purtroppo, il leader del Movimento 5 Stelle non sa (o magari fa solo lo gnorri…) che quel dato si riferisce all'intero volume d'affari, alla raccolta globale, e che di quel denaro agli operatori ne rimangono circa 16 miliardi.

Questo perché il payout di molti giochi è davvero altissimo: basti pensare ai giochi da casinò, dove la percentuale del giocato che torna nelle tasche degli utenti si aggira attorno al 95% in media. Chiaramente, se un giocatore spende 10 euro alle slot machine e in media ne vince 9,5, significa che a quel determinato casinò online resterà in tasca solo una moneta da 50 centesimi. Sulla quale, tra l'altro, dovrà già pagare le tasse.

Probabilmente si potrebbe pure pensare a una revisione del regime fiscale nel settore dei giochi in Italia, ma si rischierebbe di raschiare il fatidico fondo del barile. Come hanno evidenziato i dati annuali dell'AAMS, infatti, a parte qualche lodevole eccezione (Lotto e giochi da casinò online), nel 2013 il settore dei giochi ha fatto segnare delle perdite. In barba alla leggenda che il gambling prosperi proprio nei momenti di maggiore crisi economica.